On The Road Fotografia

8 maggio 2010

Celebrato il genio di Henri Cartier-Bresson

Filed under: New — ontheroadfotografia @ 23:52

Celebrato il genio di Henri Cartier-Bresson, l’occhio del secolo

di Melisa Garzonio

E’ stato definito l’occhio del secolo. Per la bravura a imprigionare in uno scatto, per l’eternità, persone, cose e fatti che hanno fatto la storia del Novecento. Il suo segreto? Semplice: “Fotografare è porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore”. Non è una tecnica, piuttosto “E’ un modo di vivere”. Henri Cartier-Bresson, un posto nell’olimpo dei più grandi fotografi del pianeta, nato a Chanteloup il 22 agosto del 1908, scomparso a Céreste, Alta Provenza, il 3 agosto 2004, all’eta di 95 anni: una vita condivisa per molti anni con una Leica 35mm, la macchina fotografica preferita comprata nel 1930 durante un viaggio in Costa d’Avorio. Uomo e mirino, un sodalizio perfetto.
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L’occhio che fa la differenza – Ha un occhio curioso e implacabile, distaccato ma non indifferente, puntato fuori di sé, sul mondo che gli gira intorno. E’ bravo a cogliere la magia di un paesaggio e la malinconia di un volto, gli avvenimenti clou e quelli che, apparentemente, sembrano non lasciare traccia. Si sente la mano di chi ha frequentato gli studi dei pittori e i set del cinema. Erede di una agiata famiglia parigina, ex studente dell’esclusivo Lycée Condorcet, il giovane Henri ha lavorato con la compagnia di giro surrealista, ha dipinto con Max Ernst e ha fatto apprendistato nel cinema d’autore con Jean Renoir, regista di culto francese. Finita la guerra ha diretto anche un film, Le Retour, documentario sul rientro in patria dei prigionieri e dei deportati. I suoi ritratti, scattati fra gli anni Trenta e la prima metà dei Quaranta fra Parigi e New York, sono primi piani da grande ‘metteur en scène’: Truman Capote, Coco Chanel, Marcel Duchamp, William Faulkner, la sua Marilyn Monroe è bella con qualcosa in più. I reportage dal Messico, Cuba e Stati Uniti, sono unici e irripetibili.
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La vita rubata – Le immagini di Henri Cartier-Bresson non sono mai banali, diciamo, anzi, che lui è il più eccezionale fotografo della manipolazione estetica. Le sue foto sono scatti rubati sulla scena della vita, scavano l’anima, scannerizzano ombre e pertugi, condensano i dettagli in scene plastiche. Nascono da intuizione e ordine mentale, frutto della frequentazione dei musei, della lettura e della curiosità per il mondo. Guai a perdere l’attimo fuggente, fotografare esige grinta, rapacità, tempi esatti, dolcezza nel guardare, crudeltà nel tagliare. E’ Cartier-Bresson stesso a rivelare le regole del mestiere in uno dei suoi libri più famosi, The decisive moment, del 1952, nell’edizione francese Images à la Sauvette, copertina firmata da Henri Matisse: “La fotografia è una mannaia che coglie nell’eternità l’istante che l’ha abbagliata”.
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Il Moma lo celebra – Il Moma di New York, che nel 1946, credendolo morto nelle file della resistenza francese, voleva dedicargli una mostra postuma, poi realizzata nel ’47, presenta fino al 28 giugno Henri Cartier-Bresson: The Modern Century, la più grande retrospettiva dedicata al fotografo nel corso degli ultimi trent’anni. Peter Galassi, il curatore, ha scelto 300 opere realizzate tra il 1929 e il 1989, di queste, 220 provengono dalla Fondazione Henri Cartier-Bresson, creata nel 2000 dal maestro con la moglie Martine Franck e la figlia Mélanie. In mostra c’è tutta la sua produzione, allestita con criteri cronologici. Da non perdere, le prime foto esposte nel 1932 alla galleria Julien Levy di New York, scattate da dilettante. Diventerà un fotografo professionista nel ’37, dopo aver conosciuto il polacco David Seymour, al secolo Savid Szymin, e Endré Friedmann, nome d’arte del fotografo ungherese Robert Capa. Insieme fondano nel 1947 la Magnum, la più prestigiosa agenzia di fotogiornalismo del mondo. Il mestiere lo porterà negli angoli più caldi del pianeta.
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La macchina fotografica evoca, non spiega – I suoi reportage dalla scena asiatica sono memorabili. Le immagini della guerra civile in Cina e del funerale di Gandhi entrano nella storia della fotografia d’autore. Nel ’54 è il primo fotografo ammesso in Unione Sovietica dopo la morte di Stalin, avvenuta un anno prima. Ritorna in Urss nel 1963, le ceneri della Guerra Fredda ancora calde, a riannodare il filo degli eventi. Fissa l’attimo decisivo a Mosca, nella Repubblica Federale Russa, in Estonia, nelle repubbliche caucasiche e dell’Asia centrale. Gli piace studiare i cambiamenti, individuare il filo conduttore dei fatti della storia. Senza forzare risposte certe. Ha scritto a proposito: “L’apparecchio fotografico non è uno strumento adatto a rispondere al perché delle cose, essendo piuttosto fatto per evocarle, e nei casi migliori, alla propria maniera, intuitiva, pone domande e dà risposte nello stesso tempo”.
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07 maggio 2010

6 maggio 2010

E’ morto il fotografo statunitense Dennis Stock

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FOTOGRAFI: È MORTO STOCK, IL REPORTER DI MAGNUM CHE RESE JAMES DEAN UNA LEGGENDA = SCATTÒ L’IMMAGINE SIMBOLO DELL’ATTORE DELLA “GIOVENTÙ BRUCIATA” CON IL CAPPOTTO SOTTO LA PIOGGIA Washington, 14 gennaio 2010 – Il fotografo statunitense Dennis Stock, leggendario reporter dell’agenzia Magnum, celebre per le sue foto apparse sulla rivista «Life» dedicate all’attore James Dean, è morto in un ospedale di Sarasota, in Florida, all’età di 81 anni. L’annuncio della scomparsa, che risale a lunedì notte, è stato dato da Mark Lubell, portavoce di Magnum Photos, precisando che a Stock era stato diagnosticato un tumore al fegato e al colon poche settimane fa, sviluppando una polmonite negli ultimi giorni. Come ogni grande fotografo, anche Stock ha legato la sua notorietà ad un’immagine-simbolo: nel suo caso, è riuscito a immortalare il mito della gioventù bruciata, James Dean, in un ritratto intimo e un pò melanconico, mentre passeggia con la sigaretta in bocca stretto nel cappotto contro il freddo di una giornata piovosa in Times Square. La foto, parte di un ampio reportage sulla vita privata di Dean, apparve su «Life» nel 1955, lo stesso anno della tragica morte in un incidente stradale dell’attore. I reportage di Stock sui set cinematografici sono stati poi raccolti nel volume apparso nel 2005 con il titolo «James Dean: Fifty Years Ago». Nel 1956 aveva pubblicato «Portrait of a Young Man, James Dean». Nato a New York il 24 luglio 1928, Dennis Stock divenne nel 1947 apprendista del fotografo della rivista «Life» Gjon Mili, noto per essere un artista dalla raffinata sensibilità grafica e dal desiderio irrefrenabile per la sperimentazione di luce e movimento. Grazie ai suoi insegnamenti, Stock vinse quattro anni dopo il primo premio al concorso per giovani fotografi di «Life» con un’immagine ispirata a Lewis Hine raffigurante l’arrivo dei rifugiati della Germania dell’Est al porto di New York. Nel 1951, su invito del leggendario fotografo Robert Capa, Stock divenne socio dell’agenzia Magnum. (segue) (Sin-Pam/Pn/Adnkronos


5 maggio 2010

Fotografia Europea

Filed under: New — ontheroadfotografia @ 15:10
Al via venerdì 7 maggio la quinta edizione di Fotografia Europea, quest’anno dedicata al tema dell’Incanto: le tre giornate inaugurali trasformeranno Reggio Emilia in uno spazio aperto di incontri, riflessione e festa.

Giovedì 6 maggio alle 11.45 si terrà la preview per la stampa, con partenza da Palazzo Casotti. L’inaugurazione avverrà, invece, venerdì 7 maggio alle 17, in Piazza Martiri del 7 luglio, con interventi del curatore Elio Grazioli e di Sandro Parmiggiani, Laura Serani, Laurie Short, Claude Bussac e Carlo Massarini.

A seguire, dalle 19 alle 24, saranno aperte tutte le sedi espositive, visitabili fino a domenica 13 giugno.

Ricco il programma delle tre giornate inaugurali, da venerdì 7 a domenica 9 maggio 2010, articolato in incontri, conferenze, spettacoli, rassegne cinematografiche, letture, presentazioni di libri, workshop e attività per ragazzi, per un totale di 120 eventi e 240 tra sedi istituzionale e altri luoghi cittadini.

Sulle molteplici declinazioni e sfumature del tema dell’incanto si confronteranno esponenti del panorama intellettuale e artistico, nazionale e internazionale: dal sociologo e scrittore Francesco Morace al semiologo Paolo Fabbri, dall’antropologo Franco La Cecla all’architetto Italo Rota e all’urbanista Stefano Boeri, dallo scultore e scrittore Mauro Corona all’esperto di neuroscienze Ruggero Pierantoni; e ancora, il produttore e critico musicale Carlo Antonelli, l’ironica quanto acuta scrittrice Michela Murgia, il giornalista e fotografo Carlo Massarini.

Cuore della rassegna, l’omaggio al grande fotografo dada e surrealista Man Ray, e tra gli artisti in mostra, anche quest’anno, alcuni dei maggiori talenti della scena fotografica italiana e internazionale: tra gli altri, Maurizio Agostinetto, Alessia Bernardini, Mark Borthwick, Machiel Botman, Kevin Cummins, Ange Leccia, Francesco Jodice, Michael Kenna, Sonia Panciroli, Elisa Pellacani, Alessandro Rizzi, Alessandra Spranzi, Richard Wentworth, Alain Willaume.

Oltre alle sinergie tra danza e fotografia, protagoniste di spettacoli, concerti e performance, numerose saranno le collaborazioni internazionali. Dalla mostra Manchester: so much to answer for di Kevin Cummins, omaggio alla musica indipendente britannica in occasione dei 30 anni dalla scomparsa del leader dei Joy Division Ian Curtis, intorno alla quale ruota un ricco programma di eventi collegati con la partecipazione tra gli altri di Peter Hook, storico bassista della band e oggi fondatore dei New Order; a Europa Africa Sans Frontières, che testimonia la ricchezza e vitalità della fotografia africana contemporanea attraverso un inedito gemellaggio con il festival di Bamako; al progetto europeo SETSE – Seeing European Culture Through a Stranger’s Eyes, che attraverso otto committenze fotografiche indaga il tema del cibo nel rapporto con la famiglia e con le diverse tradizioni alimentari nell’Europa contemporanea.

Per il programma completo, visita il sito di Fotografia Europea.

http://www.fotografiaeuropea.it/index.jsp

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